Merce, cultura e fede dalla Grecia: la chiesa di San Nicolò e il cimitero greco-orientale
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Nel 1742 alcuni mercanti greci intervennero ad una fiera dove si vendeva merce proveniente da Trieste. Il vantaggioso prezzo di queste merci li incuriosì. Informati dai triestini dei privilegi e delle franchigie di cui godeva il porto tergestino, una volta ritornati in patria, promossero il vantaggioso commercio con Trieste. Ne citiamo due che possono essere considerati i “pionieri”: Giovanni Mainati (commerciante di legname) ed Atanasio Zalla, arrivato a Trieste con un primo carico di uva passa. La voce percorse tutta la costa adriatica e nel 1748 Trieste ospitava già sette famiglie greche, impegnate in piccole attività come la distillazione dell’acquavite e la tessitura di cappotti. Ben presto emerse nei Greci emigrati la necessità di disporre di un luogo di culto, ove poter celebrare le sacre funzioni secondo il rito della Chiesa Greco-Ortodossa.
Nel 1751 presero l’avvio i lavori per la costruzione della prima chiesa, in riva al Canal Grande, completata nel 1753 e dedicata alla Santissima Annunziata e a San Spiridione, nel cui sagrato adiacente avvennero le prime sepolture dei greci in territorio triestino.
Fu l’imperatore Giuseppe II, il 13 ottobre 1781, a pubblicare l’editto di tolleranza al quale seguì il decreto del 3 novembre 1781 in favore di tutte le confessioni cristiane diverse da quella cattolica. Così finalmente il 9 agosto 1782 venne concesso ai Greci il diritto di fondare formalmente la loro comunità a Trieste.
Il 1º dicembre 1782 nacque ufficialmente la Comunità Greco Orientale. Nel frattempo venne acquistato un terreno vicino all’odierna piazza Goldoni (l’ex palazzina del quotidiano “Il Piccolo”) da utilizzare in parte come cimitero, ed in parte per edificare un ospedale che sarà finito nel 1798. Il 18 febbraio 1787 venne finalmente consacrata alla Santissima Trinità e a San Nicolò (patrono dei marittimi, degli armatori e di tutti coloro in generale che lavorano con i traffici del mare, protettore dei perseguitati ingiustamente e dei fanciulli, dei farmacisti, profumieri, bottai e delle donne nubili) una nuova chiesa che, anche se non completamente finita, venne dotata di icone ed arredi sacri grazie alla munificenza dei fedeli greci.
Nel frattempo Trieste cresceva sia in estensione che in popolazione ed il progressivo sviluppo dell’area urbana costrinse il governatore a disporre nel 1817 il trasferimento di tutti i cimiteri a Sant’Anna. Per le loro sepolture i Greci scelsero allora il sito, ancor oggi utilizzato, in via della Pace, ricco di opere scultoree.
Nella sobria facciata neoclassica del tempio, visibile dal lungomare nei pressi di Piazza dell’Unità d’Italia, spiccano i due campanili e la cancellata.

La facciata della chiesa doveva avere il rosone circolare intero ma questo fu ridotto alla sola metà superiore per lasciare posto internamente alla cantoria.

Per entrare nella chiesa, superata l’inferriata si accede ad un cortiletto antistante l’interno della chiesa. Sulla sinistra si notino due targhe marmoree riportanti l’elenco di benefattori e personaggi illustri.
La chiesa è a navata unica e la pavimentazione è in marmo a riquadri bianchi e neri.

Appena entrati, si nota subito l’iconostasi lignea, parete che separa il presbiterio (zona riservata solo ai sacerdoti) dai fedeli, splendente di intagli dorati e pitture, fulcro di tutto il luogo sacro, che s’innalza su tre gradini e attraverso tre porte permette l’entrata del sacerdote nella zona riservata al clero. Nei battenti di queste si trovano alcuni pannelli ovali dipinti a tempera rappresentanti i Santi Pietro e Paolo ed i Padri della Chiesa.
Nella parte superiore dell’iconostasi si intravedono tre tele raffiguranti Gesù nel Getzemani, la Deposizione e il Noli me tangere (“non mi trattenere” / “non mi toccare”: locuzione latina attribuita a Gesù, che l’avrebbe rivolta a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione – cfr. Vangelo secondo Giovanni 20,17).
Nella parte di mezzo sono posti 21 dipinti a tempera su tavola con fondo oro che raffigurano scene evangeliche.
Nella parte inferiore ci sono 8 icone con copertura d’argento: San Nicola, la Madonna in Trono, il Cristo Re, la SS. Trinità, San Spiridione, la Madonna con Bambino, San Giovanni il Precursore; ai due lati le icone di San Giorgio e quella di Santa Caterina d’Alessandria.
Sulle pareti laterali si trovano due grandi quadri realizzati dal piranese Cesare Dell’Acqua: il primo raffigura la Predicazione di S. Giovanni Battista (1852), mentre il secondo Cristo nell’atto di benedire i bambini (1854).

Il pulpito, in legno riccamente decorato con stucchi dorati, presenta quattro pannelli a tempera che raffigurano i quattro santi evangelisti (Matteo, Marco, Luca, Giovanni).
Sovrastanti le navate si trovano le due balconate: quella inferiore, un tempo riservata al gineceo, mentre quella superiore è adibita a palco per il coro.
Sottoposta a doversi restauri, la chiesa venne completata a cavallo tra il 1819 e il 1821 dall’architetto Matteo Pertsch (uno dei massimi esponenti del neoclassicismo italiano: fu molto attivo a Trieste, dove realizzò diverse opere in stile neoclassico).
Oggi alla Comunità Greca triestina appartengono circa 600 persone. Tutte le attività della Comunità si devono svolgere secondo lo Statuto approvato il 17 marzo 1784 dalla Comunità e convalidato l’8 aprile 1786 dalle Autorità del tempo. Secondo i suggerimenti del presidente eletto vengono anche scelti i responsabili del culto, del cimitero, del coro e della biblioteca (di notevole interesse sono gli atlanti geografici, i vocabolari e le enciclopedie).
In questa chiesa, in occasione della ricorrenza del santo patrono, la sera del 5 dicembre si celebrano i vespri solenni.
Raggiungibile con gli autobus n. 5 – 8 – 9 – 10 – 11 – 17 – 18 – 23 – 24 – 25 – 28 – 30
Indirizzo: Riva III Novembre, 7 (capolinea autobus n. 10 e 17)
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